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	<title>Rivoluzione Liberale &#187; L&#8217;Analisi</title>
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	<description>- Una Creazione Locombi.com</description>
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		<title>23 milioni di lavoratori, record dal 2008</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Sep 2017 16:04:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redattore]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Analisi]]></category>
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		<description><![CDATA[Roma – Occupati in crescita a luglio dello 0,3%, secondo i dati Istat. Rispetto al mese di luglio, la crescita è pari a 59mila unità e dell’1,3% paragonato a un anno fa, pari a 294mila unità. Sono 23,063 milioni gli occupati. Dato più alto da ottobre 2008. L’occupazione sale al 58% e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="color: #000000;">
<div id="attachment_885" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.rivoluzioneliberaleweb.it/wp-content/uploads/2017/09/industrial-1636390_960_720-300x211.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g884]"><img class="size-full wp-image-885" src="http://www.rivoluzioneliberaleweb.it/wp-content/uploads/2017/09/industrial-1636390_960_720-300x211.jpg" alt="Un operaio" width="300" height="211" /></a>
<p class="wp-caption-text">Un operaio</p>
</div>
<p style="color: #000000;"><strong style="font-style: inherit;">Roma</strong> – Occupati in crescita a luglio dello 0,3%, secondo i dati Istat. Rispetto al mese di luglio, la crescita è pari a 59mila unità e dell’1,3% paragonato a un anno fa, pari a 294mila unità.</p>
<p style="color: #000000;"><strong style="font-style: inherit;">Sono 23,063 milioni gli occupati. Dato più alto da ottobre 2008.</strong></p>
<p style="color: #000000;">L’occupazione sale al 58% e la disoccupazione cresce a luglio all’11,3%. Come cresce pure la disoccupazione giovanile. Al 35,5%, in crescita di 0,3 punti da giugno.</p>
<p style="color: #000000;">Più over 50 occupati e meno donne senza lavoro, il quadro presentato dall’Istat.</p>
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		<title>“Regeni, governo Obama avvertì quello italiano su responsabilità apparati egiziani”</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Aug 2017 17:42:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redattore]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[L'Analisi]]></category>
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		<description><![CDATA[New York – Giulio Regeni rapito, torturato e ucciso dai servizi segreti egiziani.  È quanto sostiene il New York Times. Secondo il quotidiano americano, l’allora amministrazione Obama avvertì il governo Renzi. Il governo Usa acquisì, stando all’articolo pubblicato, informazioni: “Abbiamo trovato prove incontrovertibili sulla responsabilità di funzionari egiziani”. A svelarlo, è una fonte. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="color: #000000;">
<div id="attachment_853" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.rivoluzioneliberaleweb.it/wp-content/uploads/2017/08/14199155_692775167553636_1572281538483693897_n.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g852]"><img class="size-medium wp-image-853" src="http://www.rivoluzioneliberaleweb.it/wp-content/uploads/2017/08/14199155_692775167553636_1572281538483693897_n-300x230.jpg" alt="Giulio Regeni" width="300" height="230" /></a>
<p class="wp-caption-text">Giulio Regeni</p>
</div>
<p style="color: #000000;"><strong style="font-style: inherit;">New York</strong> – Giulio Regeni rapito, torturato e ucciso dai servizi segreti egiziani.  È quanto sostiene il New York Times. Secondo il quotidiano americano, l’allora amministrazione Obama avvertì il governo Renzi.</p>
<p style="color: #000000;"><strong style="font-style: inherit;">Il governo Usa acquisì, stando all’articolo pubblicato, informazioni: “Abbiamo trovato prove incontrovertibili sulla responsabilità di funzionari egiziani”.</strong></p>
<p style="color: #000000;"><strong style="font-style: inherit;">A svelarlo, è una fonte.</strong></p>
<p style="color: #000000;">Ma dall’Italia, il Governo fa sapere di non avere mai ricevuto elementi. Lo sottolinea pure il giornalista. Mai trasmessi elementi di fatto o prove determinanti.</p>
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		<title>Bric, i marò e le debolezze dell’Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Mar 2012 15:58:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[cgaleotti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualita]]></category>
		<category><![CDATA[L'Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[_BOX_1]]></category>

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		<description><![CDATA[- Bric è una sigla che da diversi anni ormai ha assunto un ruolo chiave per comprendere molti fenomeni internazionali, dalle dinamiche socioeconomiche a quelle politiche. Sono le iniziali di Brasile, Russia, India e Cina, i paesi economicamente emergenti, per molto tempo esclusi dal circolo più esclusivo delle economie altamente industrializzate. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_810" style="width: 204px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.rivoluzioneliberaleweb.it/wp-content/uploads/2012/03/mattioli_francesco.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g809]"><img class="size-medium wp-image-810 " title="Francesco Mattioli" src="http://www.rivoluzioneliberaleweb.it/wp-content/uploads/2012/03/mattioli_francesco-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a>
<p class="wp-caption-text">Francesco Mattioli</p>
</div>
<p>- Bric è una sigla che da diversi anni ormai ha assunto un ruolo chiave per comprendere molti fenomeni internazionali, dalle dinamiche socioeconomiche a quelle politiche. Sono le iniziali di <strong>Brasile, Russia, India e Cina</strong>, i paesi economicamente emergenti, per molto tempo esclusi dal circolo più esclusivo delle economie altamente industrializzate.</p>
<p><strong>Il Bric spiega gli incidenti a cui è andata incontro l’Italia in questi ultimi anni. </strong>E non solo l’Italia: il traffico di prodotti contraffatti e pericolosi che si trascina dalla Cina al nostro paese è condiviso e subìto anche da altre nazioni occidentali;<strong> il taglieggiamento sotterraneo che la Russia mette in atto grazie ai suoi gasdotti riguarda l’Italia ma anche altri paesi industrializzati.</strong></p>
<p>Cina e Russia del resto sono ancora in preda alla sindrome della tigre imperialista, e segnatamente americana, e questo li induce persino a tollerare i massacri di Assad e la corsa agli armamenti dell’Iran.</p>
<p>Ma Cina e Russia sono anche due mercati emergenti, dove l’industria europea e americana – si pensi a quella automobilistica, ormai asfittica in occidente – può fare buoni affari.<strong>Questo giustifica l’atteggiamento morbido che i paesi industrializzati dell’occidente mantengono nei loro confronti, anche a proposito di tragedie come quella della Siria.</strong></p>
<p>Diverso il caso di Brasile e India. Gli schiaffoni di questi due paesi Bric di recente sono andati dritti dritti all’Italia.</p>
<p>Il Brasile di Lula, facendosi beffe del diritto internazionale e cogliendo una ben squallida occasione per esaltarsi della propria indipendenza dal capitalismo occidentale, ha permesso che un criminale mascherato da perseguitato politico, come Cesare Battisti, andasse libero.<strong> Il Brasile è il principale mercato della Fiat e l’interscambio economico con l’Italia è in crescita.</strong></p>
<p>A ben vedere, in questa faccenda l’Italia non ha fatto la voce grossa: certo, si è affidata ai migliori esperti del diritto, confidando che queste faccende si risolvessero con le leggi internazionali e i gentlemen’s agreements fra stati.<strong> La verità è che l’Italia non aveva nessun elemento per negoziare sul piano economico e politico: è il Brasile che è nel Bric, non l’Italia, noi siano in recessione, loro crescono al ritmo del cinque per cento l’anno.</strong></p>
<p><strong>L’India</strong>. Allo stato attuale non siamo sicuri se i marò italiani della petroliera Lexie abbiano ucciso per sbaglio quei poveri pescatori indiani – forse è anche vero – ma un fatto è certo: che, in spregio delle regole vigenti in materia di acque internazionali, l’India si è arrogata il diritto di arrestare i due militari, trattando peraltro con grande supponenza i diplomatici del nostro paese.</p>
<p><strong>Forti di un diritto internazionale a cui evidentemente crediamo solo noi (e gli indiani ce lo hanno fatto capire), ci siamo consegnati alle autorità dell’India sicuri delle nostre ragioni. </strong>Ancora una volta abbiamo riposto le nostre certezze nel diritto. Il che ci fa onore, ma viene il dubbio che non avremmo potuto fare diversamente, perché l’India è un mercato privilegiato, verso i quale non possiamo chiudere le porte. Anche qui, la verità è che l’India è nel Bric, noi siamo in recessione e loro crescono del 7,5 per cento.</p>
<p><strong>Che fare, allora, con i Bric? </strong>Temo che purtroppo sarebbe necessario incominciare ad avere una fiducia condizionata nel diritto internazionale, cioè a rendersi conto che invocarlo nei confronti di certi paesi può essere ozioso. Va tenuto presente che lo schieramento etico del mondo è tutt’altro che compatto; molti paesi orientali hanno sottoscritto una nuova dichiarazione sui diritti dell’uomo, quella di Bangkok, <strong>che va in controtendenza con quella del 1948, che ritengono troppo ispirata ai valori occidentali.</strong></p>
<p><strong></strong>Tra l’altro nella dichiarazione di Bangkok si sottolinea che la libertà dell’individuo può essere sacrificato all’interesse collettivo, giustificando così i regimi dittatoriali, politici e teocratici, di molti paesi orientali e mediorientali.</p>
<p><strong>In secondo luogo, non potendo competere economicamente con i Bric, è meglio evitare di mettersi nelle loro mani (come ha fatto la Lexie) perché, almeno noi italiani, non abbiamo una vera forza di scambio.</strong></p>
<p>Terzo, se proprio si vuol fare un discorso di principio, da gentiluomini, allora è bene andare fino in fondo, rispondendo con provvedimenti diplomatici “forti”, anche se puramente formali, che costituiscano un segnale inequivocabile della propria fermezza.</p>
<p>Nell’affare Cermis, gli Stati Uniti, di cui pure siamo alleati privilegiati e partner economici, senza tante discussioni si sono portati via il loro militare, se lo sono giudicato per conto loro e se lo sono praticamente assolto. Una offesa alla giustizia, certo<strong>; ma anche un ceffone alla nostra sovranità nazionale che noi, da inveterati e servili levantini, siamo sempre disposti a sacrificare pur di arraffare qualche moneta.</strong></p>
<p>La dignità, l’autorevolezza e la credibilità di un paese, a livello internazionale, non si fonda esclusivamente sulla sua potenza economica, sulla sua solvibilità finanziaria e sulla rettitudine giuridica, ma anche sulla capacità di non venire a patti con chi ne offende la dignità e si fa beffe delle sue ragioni. In questo, Francia e Regno Unito – altrettanto in difficoltà quanto noi con i paesi Bric – hanno qualcosa da insegnarci.</p>
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		<title>Sanremo e l’altro Santo…</title>
		<link>http://www.rivoluzioneliberaleweb.it/2012/02/sanremo-e-laltro-santo/</link>
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		<pubDate>Mon, 27 Feb 2012 15:37:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[cgaleotti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualita]]></category>
		<category><![CDATA[L'Analisi]]></category>
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		<description><![CDATA[- Poco resterà della polemica tra cristiani a Sanremo, dove, per la verità storica, Celentano ha un po’ esagerato accomunando Giuda, che ha pagato senza poter spendere i trenta denari, e chi fa affari in nome del Signore e se li gode. Fatti loro, si potrebbe dire, se però la Rai avesse [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_804" style="width: 225px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.rivoluzioneliberaleweb.it/wp-content/uploads/2012/02/trappolinirenzo230-215x150.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g803]"><img class="size-full wp-image-804" title="Renzo Trappolini" src="http://www.rivoluzioneliberaleweb.it/wp-content/uploads/2012/02/trappolinirenzo230-215x150.jpg" alt="" width="215" height="150" /></a>
<p class="wp-caption-text">Renzo Trappolini</p>
</div>
<p>- Poco resterà della polemica tra cristiani a Sanremo, dove, per la verità storica, Celentano ha un po’ esagerato accomunando Giuda, che ha pagato senza poter spendere i trenta denari, <strong>e chi fa affari in nome del Signore e se li gode.</strong></p>
<p>Fatti loro, si potrebbe dire, se però la Rai avesse previsto (o gli altri avessero chiesto) la replica di qualche vescovone, come dice Bossi, o, almeno di qualcuno di Avvenire o Famiglia Cristiana.</p>
<p>Applausi, comunque, all’uomo di spettacolo e… di marketing;<strong>staremo a vedere se il dibattito proseguirà nelle sedi giuste.</strong></p>
<p>Luogo e momento giusti, ad ogni modo, non erano il teatro Ariston e le antenne del festival per raccontare al mondo, con <a href="http://www.youtube.com/watch?v=MXpSArpoJ-4" target="_blank">La Cumbia di chi cambia</a> che, a venti anni da Mani Pulite: “<strong>i funzionari dello stato italiano/ si fanno prendere spesso la mano/ inizian bene e finiscono male/ capita spesso che li trovi a rubare/ e fanno cose che stan bene solo a loro/ abbandonano ogni tipo di decoro…</strong>”.</p>
<p>Ecco, questo non è accettabile; non si può fare di tutt’un’erba un fascio. <strong>I cristiani – e Celentano lo è – sanno, perché è scritto nel Vangelo, che tra il grano cresce anche il loglio che è una pianta cattiva</strong>. Ma nei campi sono molte di più le spighe, come nello stato i “funzionari” onesti sono certamente più degli altri.</p>
<p>La corruzione, al pari del loglio, non è pianta eliminabile, ma limitarne la crescita, questo sì che si può fare ed è compito dello stato e dei suoi rappresentanti se solo dessero al primato della politica – da loro vantato – <strong>il significato di impegno a guardare all’interesse generale e non alla protezione di privilegi, clientele, corporazioni, rendite da regolazioni in danno della concorrenza – e dei consumatori – da evasione fiscale. Insomma dei furbi</strong>.</p>
<p>La cumbia avrebbe potuto raccontare in mondovisione che l’ Italia sta, invece, cambiando (e niente, per i politici, sarà come prima del governo dei tecnici).</p>
<p>E che gli italiani ce la stanno mettendo tutta, se Merkel e Sarkozy, solo ieri irridenti, fanno oggi le “preriunioni” degli organismi europei con Monti e se Obama punta sull’Italia per smussare gli egoismi nazionali tedeschi, francesi ed inglesi, passo importante verso il superamento della crisi.</p>
<p><strong>Celentano ha perso una buona occasione per cantare quest’Italia.</strong> Peccato!</p>
<p><strong>Renzo Trappolini</strong></p>
<div></div>
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		<title>Bisogna smetterla di maledire gli amministratori…</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 18:04:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[cgaleotti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[- Resto convinto che una graduatoria di qualità della vita valutata da un anno all’altro non sia in grado di stabilire i destini di una provincia; che significa perdere o guadagnare una dozzina di posti in graduatoria nel giro di dodici mesi? Sembra di confrontare le classifiche del campionato di calcio: [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_748" style="width: 225px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.rivoluzioneliberaleweb.it/wp-content/uploads/2011/12/mattioli.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g747]"><img class="size-full wp-image-748" title="Francesco Mattioli" src="http://www.rivoluzioneliberaleweb.it/wp-content/uploads/2011/12/mattioli.jpg" alt="" width="215" height="150" /></a>
<p class="wp-caption-text">Francesco Mattioli</p>
</div>
<p>- <strong>Resto convinto che una graduatoria di qualità della vita valutata da un anno all’altro non sia in grado di stabilire i destini di una provincia</strong>; che significa perdere o guadagnare una dozzina di posti in graduatoria nel giro di dodici mesi? Sembra di confrontare le classifiche del campionato di calcio: ma a differenza delle squadre che possono perdere rapidamente i migliori campioni, venduti infortunati o scoppiati – si pensi all’Inter – e quindi precipitare dalla zona Champion alla zona retrocessione, i territori, le città, le strategie di miglioramento dei servizi, delle infrastrutture, della produttività hanno bisogno di tempi più lunghi, spesso corrispondenti ad una legislatura amministrativa, per poter esprimere un vero miglioramento o una reale recessione.</p>
<p><strong>Così, molti addetti ai lavori storcono il naso di fronte alle <a title="Nella Tuscia si vive sempre peggio" href="http://www.tusciaweb.eu/?p=29391" target="_blank">classifiche annuali del Sole 24 Ore </a>o di Legambiente, che possono generare discussioni politiche, polemiche, commenti estemporanei, ma che difficilmente illustrano una effettiva realtà socioeconomica in termini scientificamente corretti. Non è questa la sede per entrare nel dettaglio di certe serissime obiezioni, ma posso assicurare che in campo scientifico gli sforzi del Sole 24 Ore, ancorché affidati a specialisti, non sono del tutto apprezzati.</strong></p>
<p>Detto questo, non c’è dubbio che Viterbo si trovi comunque in una posizione di costante rincalzo in queste classifiche, con pochissime eccellenze e numerose criticità; anzi, da qualche tempo anche dal punto di vista della sicurezza, che la letteratura scientifica più avanzata considera uno dei requisiti più importanti della qualità della vita e che era uno dei fiori all’occhiello del capoluogo, le cose non vanno bene.</p>
<p>Mi sono chiesto, allora, perché incontro molti neoviterbesi che, fuggendo le nebbie del nord, lo smog delle metropoli o la criminalità quotidiana di certo mezzogiorno, asseriscono di apprezzare Viterbo perché è una città tranquilla, a misura d’uomo, bella e vivibile. Vero che tanti giovani fuggono dalla città, ma va considerato che certe fughe costituiscono quasi un rituale generazionale, tant’é che ho conosciuto io stesso diversi ragazzi senesi (e Siena è ottava in graduatoria…), grossetani e ternani che dichiarano di sentirsi chiusi e soffocati a vivere nelle loro ridenti cittadine.</p>
<p><strong>C’è un dato che la stampa non ha preso adeguatamente in considerazione: tra le classifiche fornite dal Sole 24 Ore c’è anche, e se non sbaglio per la prima volta, un graduatoria della felicità, costruita su una domanda posta ai cittadini-campione: “Personalmente, lei è felice?”.</strong></p>
<p>Ebbene, in questa speciale classifica, Viterbo è addirittura al decimo posto (Bologna, prima per qualità della vita è al 57° posto, Siena al 32°) e Palermo – udite udite – al primo…. Non è un dato sorprendente; il premio Nobel Amartya Sen ha spiegato che qualità della vita in termini socioeconomici e strutturali, e felicità in termini di stato psicologico personale, non sono sovrapponibili. La qualità della vita si valuta su indicatori apparentemente oggettivi scelti secondo quello che si “deve” intendere oggi per forme di convivenza eccellenti.</p>
<p>La felicità invece è uno stato di appagamento, si collega a un livello di aspirazione saturato, è sentirsi soddisfatti di certi piccoli vantaggi, di certe quotidiane sicurezze, di solidi legami affettivi, di tradizioni. Cinque anni fa tre ricercatori dell’Università di Tor Vergata scoprirono che erano più felici i nigeriani che i tedeschi e spiegavano l’apparente paradosso con il fatto che il nigeriano sapeva di non poter avere di più, e se abitava in città già si sentiva privilegiato rispetto a chi viveva nell’inferno della campagna, mentre il tedesco, completamente assorbito dalla corsa ai consumi, alla ricerca di nuove identità e orizzonti nella postmodernità avanzata, si sentiva continuamente inappagato e teso a raggiungere sempre nuovi obiettivi.</p>
<p><strong>Questo meccanismo di relativizzazione dei punti di riferimento cognitivo può spiegare perché i forestieri che hanno deciso di vivere a Viterbo si sentono felici di abitarvi, e perché al contrario molti viterbesi doc si sentano in un gallinaio. E magari anche perché, alla fin fine, pur di fronte a tante critiche – piove, governo ladro – la classe politica locale resta sempre la stessa.</strong></p>
<p>Quali le conclusioni? Smetterla di piangersi addosso, di limitarsi a maledire gli amministratori (d’ogni colore, tenuto conto che sui carboni ardenti non c’è solo Viterbo ma tutti la provincia) senza prendersi anche le proprie responsabilità; fare un salto di qualità nel gestire la cosa pubblica, ma anche nell’individuare le forme eccellenti del vissuto quotidiano; guardare oltre l’orizzonte e vedere che cosa succede più in là; scrollarsi di dosso il provincialismo che attanaglia questa città da almeno sette secoli; volare alto insomma.</p>
<p>Un esempio banale: tra gli indicatori di qualità della vita c’è anche l’igiene pubblica. E’ giusto bacchettare gli amministratori se non offrono un servizio adeguato; ma mettiamoci anche la mano sulla coscienza, quando rovesciamo la nostra immondizia fuori dei cassonetti e creiamo discariche a cielo aperto avanzando le scuse più puerili.</p>
<p><strong>La civiltà reclamiamola negli altri, ma pratichiamola anche noi.</strong></p>
<p>Sono certo che in poco tempo scaleremmo le incerte classifiche del Sole 24 Ore e forse, andremmo persino in Coppa Uefa.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Francesco Mattioli</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Super Mario distratto sui milioni di euro a Mediaset?</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 17:31:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[cgaleotti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[- I moti dell’animo nascono improvvisi, generano emozioni prima che la razionalità ne spieghi i motivi, e quindi gli effetti spesso si producono malgrado ogni contraria giustificazione logica. Così è stato per Super Mario in compagnia di Bruno Vespa. E’ bastato vederli insieme per sentire che nulla di importante era cambiato, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_743" style="width: 225px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.rivoluzioneliberaleweb.it/wp-content/uploads/2011/12/monti.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g742]"><img class="size-full wp-image-743" title="Mario Monti" src="http://www.rivoluzioneliberaleweb.it/wp-content/uploads/2011/12/monti.jpg" alt="" width="215" height="150" /></a>
<p class="wp-caption-text">Mario Monti</p>
</div>
<p>- <strong>I moti dell’animo nascono improvvisi, generano emozioni prima che la razionalità ne spieghi i motivi, e quindi gli effetti spesso si producono malgrado ogni contraria giustificazione logica.</strong></p>
<p>Così è stato per Super Mario in compagnia di Bruno Vespa. E’ bastato vederli insieme per sentire che nulla di importante era cambiato, e comunque che non era ancora il caso di attendersi chissà quale cambiamento. Il contesto, come diceva un monsignore, è davvero importante.</p>
<p>A prescindere dagli effetti psicologici e pubblicitari, quella iniziativa comunque è stata del tutto errata, ha esposto Super Mario a rischi eccessivi, contro ogni pur lodevole intenzione di comunicare. Perciò, consiglio l’immediata cacciata dallo staff di colui che ha avuto la bella idea.</p>
<p><strong>Altrettanto sconsiderata e clamorosa è apparsa l’iniziativa del ministro Passera che ha nominato rappresentante personale in Afghanistan il suo predecessore Romani, finora noto solo come specialista della pubblicità in tv e come puntuale difensore dell’impero televisivo padronale.</strong></p>
<p>Forse non sono gravissimi, ma sono pur sempre errori fastidiosi che incidono sull’immagine del nuovo governo e sulla sua credibilità.</p>
<p>Un altro errore urticante è il non aver immediatamente stoppato la pubblicità istituzionale della presidenza e dei ministeri, centrata con tono buonista e accattivante sui buoni sentimenti. L’ultima campagna in atto è patrocinata dalle Agenzie delle entrate contro gli evasori fiscali, definiti “parassiti”.</p>
<p>Sembra tutto giusto e vero, se non fosse che ogni campagna istituzionale è un vero e proprio Bancomat per Mediaset (Pubblitalia).</p>
<p><strong>Ogni passaggio in televisione, infatti, per la Rai, trattandosi di servizio pubblico, vuol dire sottrazione gratuita di spazio pubblicitario, per Mediaset <a href="http://www.lettera43.it/economia/media/29643/il-biscione-all-ingrasso.htm" target="_blank">pagamento a tariffa</a>. <a href="http://www.lettera43.it/economia/media/29643/il-biscione-all-ingrasso.htm" target="_blank">Con questo giochino sono stati pagati finora milioni di euro alla emittente privata</a>.</strong></p>
<p>Pensate al governo precedente ed al dirigente del servizio presso la Presidenza del consiglio, quando decideva una qualsiasi campagna pubblicitaria. Da morire dal ridere, per loro.</p>
<p>Infatti, il presidente della Rai Masi proveniva proprio da quella dirigenza prima di ricevere il prestigioso incarico.</p>
<p>Intervenga subito Super Mario e affidi i provvedimenti del governo alla serietà e all’efficacia delle misure adottate. La pubblicità non sempre è progresso.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Severo Bruno</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La giustizia dell’ovetto Kinder…</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 16:09:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[cgaleotti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[- Marco Travaglio è il cosiddetto giornalista d’assalto che piace a molti (la sua ospitata a Caffeina nel luglio scorso ebbe una platea di quasi duemila persone) ed è inviso a molti altri. Io ritengo che, al di là delle sue idee (che possono piacere o meno) ha una qualità fondamentale [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_736" style="width: 215px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.rivoluzioneliberaleweb.it/wp-content/uploads/2011/11/sassi_arnaldo.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g735]"><img class="size-medium wp-image-736" title="Arnaldo Sassi" src="http://www.rivoluzioneliberaleweb.it/wp-content/uploads/2011/11/sassi_arnaldo-205x300.jpg" alt="" width="205" height="300" /></a>
<p class="wp-caption-text">Arnaldo Sassi</p>
</div>
<p>- Marco Travaglio è il cosiddetto giornalista d’assalto che piace a molti (la sua ospitata a Caffeina nel luglio scorso ebbe una platea di quasi duemila persone) ed è inviso a molti altri.</p>
<p>Io ritengo che, al di là delle sue idee (che possono piacere o meno) ha una qualità fondamentale per chi fa il giornalista: <strong>quello di essere estremamente documentato sui fatti, mai smentibili.</strong> Ebbene, un’ulteriore prova di ciò l’ho avuta, leggendo un suo pezzo pubblicato sabato scorso sul Fatto quotidiano dal titolo “<strong><a title="Ma l'ovetto no" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/01/ma-lovetto-no/161371/" target="_blank">Ma l’ovetto no</a></strong>”.</p>
<p>Articolo nel quale racconta che “Bartolo è un giovane di 23 anni e fa il pescatore a Sant’Agata di Militello, provincia di Messina. L’altro giorno è stato arrestato dai carabinieri, perché colto in flagrante mentre prelevava sette pietre dal lungomare e le caricava su un furgone per fissare le sue reti da pesca sul fondale marino. Tradotto in caserma, vi ha trascorso la notte, in attesa del processo per direttissima”.</p>
<p><strong>E poi:</strong> “Qualche giorno dopo, a Taranto, si apriva il processo a Donato, un ragazzo di 20 anni, imputato per il furto di un ovetto Kinder in un chiosco di dolciumi e per le ingiurie rivolte al venditore. Prelevato dai carabinieri e interrogato alle 2 di notte, Donato è finito sotto processo perché il venditore pretendeva 1600 euro per chiudere la faccenda”.</p>
<p><strong>E ancora: </strong>“Domenica abbiamo raccontato la storia del giovane etiope rinviato a giudizio per aver colto qualche fiore di oleandro in un parco di Roma. Ieri, sul Corriere, Luigi Ferrarella ricordava altri tragicomici precedenti. <strong>Il processo a Milano contro un tizio imputato di truffa per aver scroccato una telefonata da 0,28 euro. E quello contro due malviventi sorpresi a fare da palo a una terribile banda dedita al furto di alcuni sacchi della spazzatura in una bocciofila. </strong>Ma anche i 169 ricorsi presentati in Cassazione da altrettanti utenti Enel (avanguardie di un esercito di 60mila persone) che chiedono un risarcimento di un euro a testa”.</p>
<p><strong>Fin qui i fatti. Poi le considerazioni:</strong> “Basta raffrontare l’entità dei reati con i costi del processo (indagini della polizia giudiziaria e del pm, un giudice per la convalida del fermo, un gup per l’udienza preliminare, uno o tre giudici più un pm per il primo grado, tre giudici più un pg per l’appello, cinque giudici più un pg più un cancelliere per la Cassazione, con l’aggiunta di cancellieri ed eventuali periti) per rabbrividire. <strong>O per sbertucciare la magistratura, che obbedisce semplicemente a leggi sempre più folli o infami”.</strong></p>
<p>La morale è scontata: “Eppure, sui giornali e in tv, si continua a dipingere una giustizia che trascura i veri criminali per colpire i reati dei politici (ovviamente inventati). Ora Napolitano ricorda che “in passato un leader separatista fu arrestato”. <strong>Non sappiamo se si riferisca anche ai leghisti a suo tempo imputati a Verona per le camicie verdi (e armate) della “Guardia nazionale padana</strong>”. Il processo s’è estinto perché l’anno scorso – come denunciò il Fatto nel silenzio generale, anche del Quirinale –<strong> il ministro Calderoli depenalizzò il reato di “associazione militare a scopo politico” con un codicillo nascosto in un decreto omnibus</strong>.</p>
<p>Da allora, per mandare in fumo un processo che all’inizio vedeva imputati anche i ministri Bossi, Maroni e naturalmente Calderoli, chi fonda bande paramilitari fuorilegge non commette reato. Chi invece ruba un fiore, o una pietra, o un ovetto per te, è un delinquente. Ma solo perché nessun ministro ha ancora rubato fiori, pietre e ovetti. Non resta che aspettare, fiduciosi.</p>
<p>Qualcuno pensa che il mastino Marco abbia torto?</p>
<p><strong>Arnaldo Sassi</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Marini, Allegrini cosa aspettate a mollare Berlusconi?</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 15:55:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[- Tra le tante riflessioni che mi suscita il declino politico e umano di Silvio Berlusconi mi colpisce molto quella riguardante il profilo psicologico, individuale e collettivo, al quale sta inducendo gli italiani. L’imprenditore di successo, l’uomo della vitalità, della gioia e dell’ottimismo li sta infatti consegnando, col suo protagonismo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_731" style="width: 236px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.rivoluzioneliberaleweb.it/wp-content/uploads/2011/11/de_nardo_valerio.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g730]"><img class="size-medium wp-image-731" title="Valerio De Nardo" src="http://www.rivoluzioneliberaleweb.it/wp-content/uploads/2011/11/de_nardo_valerio-226x300.jpg" alt="" width="226" height="300" /></a>
<p class="wp-caption-text">Valerio De Nardo</p>
</div>
<p>- Tra le tante riflessioni che mi suscita il declino politico e umano di Silvio Berlusconi mi colpisce molto quella riguardante il profilo psicologico, individuale e collettivo, al quale sta inducendo gli italiani.</p>
<p><strong>L’imprenditore di successo, l’uomo della vitalità, della gioia e dell’ottimismo li sta infatti consegnando, col suo protagonismo testardo e straripante, ad un umore cupo, timoroso, pessimista, costringendoli a guardare al futuro come a un orizzonte fatto di grandi incertezze e difficoltà.</strong></p>
<p>Il berlusconismo ha segnato profondamente l’immaginario degli ultimi decenni italiani dissolvendo vecchie certezze, frantumando i corpi sociali intermedi, esaltando l’individuo consumatore. E’ noto che un testo prediletto dal cavaliere di Arcore è “L’elogio della follia” di Erasmo da Rotterdam: ma dove è oggi quella carica visionaria, quella fantasia guizzante che dalle case di Milano 2 alle televisioni commerciali, dal Milan a Forza Italia fino al predellino ha segnato la sua storia?</p>
<p>Nel bel documentario “Silvio forever” non mancano gli aspetti duri della sua vicenda umana e politica, fino agli scandali sessuali, ma ne esce fuori il ritratto di un uomo che ci sa fare, simpatico e ottimista. Oggi, al termine di quella parabola, ci rimane l’immagine triste di un vecchio alla ricerca disperata del simulacro della sua gioventù, mentre il cupio dissolvi della sua fine politica è segnata da un governo non più in grado di svolte decisive, prigioniero della sua debolezza e squalificato sul piano internazionale.</p>
<p>Non resta che staccare la famosa spina: ma qui non vorrei che il vecchio riflesso d’ordine degli uomini cresciuti nel Pci inducesse il presidente della Repubblica a frenare in vista di una qualche incertezza che il clima elettorale possa generare. Non c’è tempo da perdere!</p>
<p><strong>Finanche editorialisti come Sergio Romano e Ernesto Galli Della Loggia, il simbolo stesso della pubblicistica moderata, hanno “mollato gli ormeggi” e chiedono ai parlamentari della maggioranza di dare un segno di responsabilità. Anche Confindustria ha dato il benservito a questo governo: attendere oltre non può che logorare ulteriormente la situazione e farci rischiare seriamente un avvitamento economico e sociale, da cui potrebbe essere difficile per molti uscirne indenni.</strong></p>
<p>Sindaco Marini, senatrice Allegrini, non pensate che le elettrici e gli elettori della Tuscia ricorderanno questo vostro indugiare? O pensate che il Capo sarà ancora in grado di garantire posti in un nuovo parlamento-porcellum e tanto basta? La fedeltà a Berlusconi è più importante della lealtà verso la nazione? Volete bere fino in fondo l’amaro calice di questo declino che si sta compiendo? Perché non scrivere un capitolo nuovo in questa autobiografia della nazione?</p>
<p>Valerio De Nardo</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Quando Tecchi faceva lobby territoriale&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 17:34:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[cgaleotti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[- Molto prima di Marcello Meroi, a cercare un accordo con gli orvietani e i civitavecchiesi, ci aveva provato Bonaventura Tecchi, anche lui amministratore della provincia dal 1944 al 1951. Addirittura, l’obiettivo era quello di “ricostituire l’antica regione Tuscia Romana con Viterbo capoluogo” attraverso un’apposita norma costituzionale e Tecchi, per [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_559" style="width: 208px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.rivoluzioneliberaleweb.it/wp-content/uploads/2011/04/trappolinirenzo230.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g585]"><img class="size-medium wp-image-559" title="trappolinirenzo230" src="http://www.rivoluzioneliberaleweb.it/wp-content/uploads/2011/04/trappolinirenzo230-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" /></a>
<p class="wp-caption-text">Renzo Trappolini</p>
</div>
<p>- Molto prima di Marcello Meroi, a cercare un accordo con gli orvietani e i civitavecchiesi, ci aveva provato Bonaventura Tecchi, anche lui amministratore della provincia dal 1944 al 1951.</p>
<p>Addirittura, l’obiettivo era quello di “<strong>ricostituire l’antica regione Tuscia Romana con Viterbo capoluogo</strong>” attraverso un’apposita norma costituzionale e Tecchi, per il riconosciuto prestigio europeo di germanista e scrittore, fu incaricato di fare lobby – direbbe Meroi – sull’assemblea costituente che aveva in elaborazione l’articolo 131 (ora 123), quello con l’elenco delle Regioni italiane.</p>
<p>Le difficoltà non mancarono, a cominciare dalla irritazione di Orvieto “per le resistenze incontrate al comune di Civitavecchia” e per un lamentato disinteresse di Viterbo “<strong>a mantenere la sede di alcuni pubblici uffici</strong>” nella città del Duomo.</p>
<p>Non se ne fece niente, nonostante innumerevoli iniziative per “sostenere che la Capitale deve essere staccata dalla regione e rimanere Metropoli” e la esplicita delibera del 18 marzo 1947 dalla deputazione viterbese di “associarsi alle tesi di Frosinone di creare nel Lazio una regione al nord (la Tuscia) e una al sud”.</p>
<p>Niente di più attuale a 64 anni di distanza, con Roma Capitale che il 23 febbraio riunirà gli stati generali e la riforma federale la quale, per essere efficiente, non potrà non considerare che, <strong>per le modifiche intervenute nella economia e nella demografia del paese, l’elenco delle regioni dell’art. 123 della Costituzione richiede opportuni ripensamenti.</strong></p>
<p>L’avvio soft degli incontri con Civitavecchia e il Ternano va bene, ma in ottica alta, avendo a mente, cioè, possibili riforme nella ottimizzazione economica delle istituzioni territoriali del Paese.</p>
<p>Con la speranza, peraltro, di una propositività autonoma nelle scelte di sviluppo e non a ricasco.</p>
<p>Perché preoccupa sentire dalla presidente Polverini che “<strong>l’aeroporto a Viterbo si farà perché Ciampino deve chiudere&#8230; in quanto, in un contesto così urbanizzato come questo, non può esserci un aeroporto</strong>”. Salvo che la stessa presidente non ipotizzi, per lo scalo viterbese, una localizzazione diversa da quella di cui si parla e che non è lontana dal “contesto” urbano cittadino.</p>
<p>Magari, essendo stata informata delle proposte di Moscherini e Mazzola.<br />
A prescindere, comunque, dagli irrisolti aspetti finanziari e dalle “lontananze competitive” di Alitalia e Rynair. Seppure a bordo campo.</p>
<p><strong>Renzo Trappolini<br />
</strong></p>
<hr />
<p><strong>Provincia </strong>- Il presidente Meroi insieme alle province di Terni, Orvieto e Civitavecchia<br />
<a href="http://www.tusciaweb.it/notizie/2011/febbraio/18_15meroi.htm" target="_top"><strong>&#8220;Una lobby per gli interessi del territorio&#8221;</strong><br />
</a>Viterbo &#8211; 18 febbraio 2011 &#8211; ore 12,50</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>E&#8217; solo guerra&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 17:27:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[cgaleotti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[- C’è perfino chi sibila: “Ora anche l’aereonautica ha la sua guerra, dopo la marina in Libano e l’esercito in Afghanistan”. Missioni di pace ma con bombe, missili e simili, cioè guerra. Ora contro la Libia, per difendere chi, non si è capito, dal momento che tra Benghasi e Tripoli pare [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_559" style="width: 208px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.rivoluzioneliberaleweb.it/wp-content/uploads/2011/04/trappolinirenzo230.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g581]"><img class="size-medium wp-image-559" title="trappolinirenzo230" src="http://www.rivoluzioneliberaleweb.it/wp-content/uploads/2011/04/trappolinirenzo230-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" /></a>
<p class="wp-caption-text">Renzo Trappolini</p>
</div>
<p>- C’è perfino chi sibila: “Ora anche l’aereonautica ha la sua guerra, dopo la marina in Libano e l’esercito in Afghanistan”.</p>
<p>Missioni di pace ma con bombe, missili e simili, cioè guerra.</p>
<p>Ora contro la Libia, per difendere chi, <strong>non si è capito, dal momento che tra Benghasi e Tripoli pare trattarsi di guerra civile, anzi di guerra per bande, le tribù che si dividono il controllo del territorio da sempre e che Gheddafi ha ricondotto</strong>, facendo da minimo comun denominatore, dentro un’espressione algebrica di senso compiuto, se, da più di quaranta anni, lui “è la Libia” per le nazioni democratiche e non del Pianeta.</p>
<p>A che e a chi serve la guerra? Ci saranno pure dei rivoltosi in buona fede con sensibilità da partigiani, ma son loro che decidono? E con chi altri, se Gheddafi dovesse soccombere, si dovrà trattare? Con quanti altri?<strong>Piuttosto, saremo noi a trattare o la corsa è a chi prenderà il nostro posto nei flussi commerciali e finanziari con un paese potenzialmente straricco?</strong></p>
<p>Fa tutto parte di una strategia che mira a “destabilizzare”, come si diceva una volta, cioè a far venir meno i riferimenti certi nell’area del Mediterraneo?</p>
<p>A ben vedere, sembra esserci una regia che negli ultimi mesi ha messo in subbuglio la governance di tutti i paesi nostri dirimpettai, dall’Albania, alla Tunisia, al Marocco, alla Libia, senza tralasciare le bombe dei debiti sovrani, quelli degli stati, che hanno tramortito la Grecia e portato vicino al collasso Spagna e Portogallo.</p>
<p><strong>Con la Germania disponibile ad accollarsi un po&#8217; di debiti degli stati scialacquoni, però, alle sue condizioni, un atteggiamento, questo, che sembrava preludere alla fine dell’Europa economica </strong>(perché quella politica non c’è ancora), con l’euro a due velocità, una mitteleuropea, franco tedesca e forte, ed una mediterranea più debole.</p>
<p>Mai pensando che dalla Francia e dall’Inghilterra spirassero improvvisi più forti venti, quelli di guerra, con fuga in solitaria e isolamento proprio della Germania. Che sta succedendo?</p>
<p>Bene che vadano le cose, l’Europa unita sarà meno unita e – se la politica delle amicizie particolari non riuscirà, attraverso Putin, almeno a recuperare quanto si perde con Gheddafi e non si riprenderà a fare la politica estera con la diplomazia, come una volta – l’Italia troverà meno fiducia sui mercati e il debito pubblico in cui siamo primi potrà scaraventarci là dove la Grecia è.</p>
<p><strong>Non è allarmismo, è il minimo che ci si può attendere, se la possibile telefonata di Berlusconi a Putin e quelle del leader russo alla Cina, alla Merkel, alle Leghe arabe, all’India non ricondurranno tutti alla ragione.</strong> Che è quella di giocare a carte scoperte.</p>
<p>Cioè, se di interventi militari per ragioni umanitarie si tratta, perché non si è agito contro la Russia per i ceceni, contro la Cina per i tibetani, contro l’Arabia per gli yemeniti e via elencando i popoli sotto dittatura e insieme ricchi di materie prime? Ce n’è per tutti. Tanto vale cercare compromessi dignitosi.</p>
<p>Intanto, l<strong>’africanizzazione di Lampedusa aiuta l’aumento di quell’81% di connazionali pessimisti come di quel terzo che considera una “sfortuna” vivere qui </strong>e, mentre continuano i festeggiamenti per i 150 anni del Regno d’Italia, gli italiani al 67,5% sono convinti di vivere in un paese “diviso”, frontiera di un’ Europa che lo è altrettanto.</p>
<p>Che bella primavera!</p>
<p><strong>Renzo Trappolini</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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