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	<title>Rivoluzione Liberale &#187; Il Pastone</title>
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		<title>Italia e Germania: statisti di ieri e imbarazzi di oggi</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 07:39:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[cgaleotti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Pastone]]></category>
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<p>«Cadere non è pericoloso né disonorevole &#8211; ha detto  Adenauer -. Ma non rialzarsi è tutte e due le cose». Italia e Germania,  teatro in questi giorni della visita ufficiale del presidente della  Repubblica, Giorgio Napolitano, riportano alla mente un dualismo di  leader determinati e coriacei. Esponenti di una politica coraggiosa e  dignitosa, che doveva confrontarsi con tornanti della storia decisivi.  Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi non hanno solo scritto pagine  importanti di vicende dei rispettivi Paesi, ma sono stati accomunati da  un humus unitario, proprio di una categoria di statisti che al primo  posto metteva il bene comune e il senso di appartenenza continentale.  Quella coppia di leader fu colta da una vera e propria forza centrifuga  in chiave europeista.Primo cancelliere della Repubblica Federale di  Germania, Adenauer a soli 20 anni era già sindaco di Colonia. Dal ’45 al  ’49 fu uno dei più rilevanti artefici dell’unificazione dei diversi  gruppi conservatori e cristiano-democratici che gravitavano nella  Germania occidentale. Da quegli sforzi nacque la Cdu (Unione cristiano  democratica), il più grande partito di centrodestra tedesco. All’interno  del quale, da presidente, spinse per far prevalere il concetto di  individuo sulle ideologie, che definiva “visioni materialistiche”, agli  antipodi del concetto di dignità della singola persona. In politica  interna intese rafforzare l’istituzione democratica sia rilanciando  l’economia di un Paese, nei fatti, distrutto dalla guerra, sia  disegnando un modello di welfare basato su un capitalismo che fosse  armonizzato proprio dalle esigenze sociali. In politica estera perseguì  la riconciliazione con la Francia e il compimento del percorso  democratico in chiave europeista.Assieme ad Adenauer, al francese  Schuman e all’italiano Spinelli, un altro italiano è considerato tra i  padri nobili dell’Unione Europea. Quel De Gasperi cronologicamente  omologo del cancelliere. A capo del primo governo dell’Italia  repubblicana, in occasione del quale guidò un governo di unità  nazionale, fu protagonista della celebre missione negli Usa per ottenere  sostegni finanziari a un’Italia in ginocchio. Nel ’48, pur avendo  ottenuto il 48% per la Dc alle elezioni e quindi potendo governare da  solo, preferì coinvolgere socialdemocratici, liberali e repubblicani.  Riuscendo nell’impresa di affrontare con dignità e responsabilità anni  difficilissimi, nei quali la ricostruzione fu portata avanti con  sacrifici e determinazione.Ieri, dunque, un doppio modello di rigore e  di condotta politica. Oggi la coppia &#8220;estranea&#8221; Merkel-Berlusconi. Con  la prima, (fortemente imbarazzata al pari degli altri leader europei  dalla condotta del secondo), che tenta di uscire dalla crisi con sforzi  programmatici, con interventi solidi, con vertici che inglobano Sarkozy e  Cameron. Mentre il Cavaliere deve occuparsi dei suoi processi, è  indaffarato con il pallottoliere per gestire i “disponibili”, con noie  giudiziarie anche per i suoi compagni di partito, ultimo in ordine di  tempo il deputato Berruti, condannato a due anni e dieci mesi di  reclusione per riciclaggio nel processo milanese d’appello sui presunti  fondi neri Mediaset. Ecco il quadro che si staglia oggi nel panorama dei  rapporti italo-tedeschi.</p>
<p>Con il vantaggio di poter avere salva  la rappresentanza italiana solo grazie alla figura alta incarnata dal  capo dello Stato, che Barack Obama in occasione del <a href="http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&amp;Art=11747&amp;Cat=1&amp;I=immagini/Foto%20A-C/adde_hp.gif&amp;IdTipo=0&amp;TitoloBlocco=Focus&amp;Codi_Cate_Arti=41#">G8</a> in Abruzzo del 2009 definì un vero leader morale che rappresenta al  meglio il Paese, ammirato «da tutto il popolo italiano, non solo per la  sua carriera politica, ma anche per la sua integrità e gentilezza». Due  riferimenti in verità non del tutto casuali fatti dall’inquilino della  Casa Bianca. Quel punto di riferimento del Paese, anch’egli europeista,  spinellianamente, garante dei pilastri democratici, custode di una Carta  Costituzionale che in tanti stanno picconando sottotraccia. E per  questo, ultimo baluardo dell’immagine italiana in un mondo che ci  osserva con molti, anzi troppi, interrogativi.</p>
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