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	<title>Rivoluzione Liberale &#187; analisi</title>
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		<title>Bisogna smetterla di maledire gli amministratori…</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 18:04:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[cgaleotti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[- Resto convinto che una graduatoria di qualità della vita valutata da un anno all’altro non sia in grado di stabilire i destini di una provincia; che significa perdere o guadagnare una dozzina di posti in graduatoria nel giro di dodici mesi? Sembra di confrontare le classifiche del campionato di calcio: [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_748" style="width: 225px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.rivoluzioneliberaleweb.it/wp-content/uploads/2011/12/mattioli.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g747]"><img class="size-full wp-image-748" title="Francesco Mattioli" src="http://www.rivoluzioneliberaleweb.it/wp-content/uploads/2011/12/mattioli.jpg" alt="" width="215" height="150" /></a>
<p class="wp-caption-text">Francesco Mattioli</p>
</div>
<p>- <strong>Resto convinto che una graduatoria di qualità della vita valutata da un anno all’altro non sia in grado di stabilire i destini di una provincia</strong>; che significa perdere o guadagnare una dozzina di posti in graduatoria nel giro di dodici mesi? Sembra di confrontare le classifiche del campionato di calcio: ma a differenza delle squadre che possono perdere rapidamente i migliori campioni, venduti infortunati o scoppiati – si pensi all’Inter – e quindi precipitare dalla zona Champion alla zona retrocessione, i territori, le città, le strategie di miglioramento dei servizi, delle infrastrutture, della produttività hanno bisogno di tempi più lunghi, spesso corrispondenti ad una legislatura amministrativa, per poter esprimere un vero miglioramento o una reale recessione.</p>
<p><strong>Così, molti addetti ai lavori storcono il naso di fronte alle <a title="Nella Tuscia si vive sempre peggio" href="http://www.tusciaweb.eu/?p=29391" target="_blank">classifiche annuali del Sole 24 Ore </a>o di Legambiente, che possono generare discussioni politiche, polemiche, commenti estemporanei, ma che difficilmente illustrano una effettiva realtà socioeconomica in termini scientificamente corretti. Non è questa la sede per entrare nel dettaglio di certe serissime obiezioni, ma posso assicurare che in campo scientifico gli sforzi del Sole 24 Ore, ancorché affidati a specialisti, non sono del tutto apprezzati.</strong></p>
<p>Detto questo, non c’è dubbio che Viterbo si trovi comunque in una posizione di costante rincalzo in queste classifiche, con pochissime eccellenze e numerose criticità; anzi, da qualche tempo anche dal punto di vista della sicurezza, che la letteratura scientifica più avanzata considera uno dei requisiti più importanti della qualità della vita e che era uno dei fiori all’occhiello del capoluogo, le cose non vanno bene.</p>
<p>Mi sono chiesto, allora, perché incontro molti neoviterbesi che, fuggendo le nebbie del nord, lo smog delle metropoli o la criminalità quotidiana di certo mezzogiorno, asseriscono di apprezzare Viterbo perché è una città tranquilla, a misura d’uomo, bella e vivibile. Vero che tanti giovani fuggono dalla città, ma va considerato che certe fughe costituiscono quasi un rituale generazionale, tant’é che ho conosciuto io stesso diversi ragazzi senesi (e Siena è ottava in graduatoria…), grossetani e ternani che dichiarano di sentirsi chiusi e soffocati a vivere nelle loro ridenti cittadine.</p>
<p><strong>C’è un dato che la stampa non ha preso adeguatamente in considerazione: tra le classifiche fornite dal Sole 24 Ore c’è anche, e se non sbaglio per la prima volta, un graduatoria della felicità, costruita su una domanda posta ai cittadini-campione: “Personalmente, lei è felice?”.</strong></p>
<p>Ebbene, in questa speciale classifica, Viterbo è addirittura al decimo posto (Bologna, prima per qualità della vita è al 57° posto, Siena al 32°) e Palermo – udite udite – al primo…. Non è un dato sorprendente; il premio Nobel Amartya Sen ha spiegato che qualità della vita in termini socioeconomici e strutturali, e felicità in termini di stato psicologico personale, non sono sovrapponibili. La qualità della vita si valuta su indicatori apparentemente oggettivi scelti secondo quello che si “deve” intendere oggi per forme di convivenza eccellenti.</p>
<p>La felicità invece è uno stato di appagamento, si collega a un livello di aspirazione saturato, è sentirsi soddisfatti di certi piccoli vantaggi, di certe quotidiane sicurezze, di solidi legami affettivi, di tradizioni. Cinque anni fa tre ricercatori dell’Università di Tor Vergata scoprirono che erano più felici i nigeriani che i tedeschi e spiegavano l’apparente paradosso con il fatto che il nigeriano sapeva di non poter avere di più, e se abitava in città già si sentiva privilegiato rispetto a chi viveva nell’inferno della campagna, mentre il tedesco, completamente assorbito dalla corsa ai consumi, alla ricerca di nuove identità e orizzonti nella postmodernità avanzata, si sentiva continuamente inappagato e teso a raggiungere sempre nuovi obiettivi.</p>
<p><strong>Questo meccanismo di relativizzazione dei punti di riferimento cognitivo può spiegare perché i forestieri che hanno deciso di vivere a Viterbo si sentono felici di abitarvi, e perché al contrario molti viterbesi doc si sentano in un gallinaio. E magari anche perché, alla fin fine, pur di fronte a tante critiche – piove, governo ladro – la classe politica locale resta sempre la stessa.</strong></p>
<p>Quali le conclusioni? Smetterla di piangersi addosso, di limitarsi a maledire gli amministratori (d’ogni colore, tenuto conto che sui carboni ardenti non c’è solo Viterbo ma tutti la provincia) senza prendersi anche le proprie responsabilità; fare un salto di qualità nel gestire la cosa pubblica, ma anche nell’individuare le forme eccellenti del vissuto quotidiano; guardare oltre l’orizzonte e vedere che cosa succede più in là; scrollarsi di dosso il provincialismo che attanaglia questa città da almeno sette secoli; volare alto insomma.</p>
<p>Un esempio banale: tra gli indicatori di qualità della vita c’è anche l’igiene pubblica. E’ giusto bacchettare gli amministratori se non offrono un servizio adeguato; ma mettiamoci anche la mano sulla coscienza, quando rovesciamo la nostra immondizia fuori dei cassonetti e creiamo discariche a cielo aperto avanzando le scuse più puerili.</p>
<p><strong>La civiltà reclamiamola negli altri, ma pratichiamola anche noi.</strong></p>
<p>Sono certo che in poco tempo scaleremmo le incerte classifiche del Sole 24 Ore e forse, andremmo persino in Coppa Uefa.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Francesco Mattioli</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Marini, Allegrini cosa aspettate a mollare Berlusconi?</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 15:55:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[cgaleotti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualita]]></category>
		<category><![CDATA[L'Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[_BOX_4]]></category>
		<category><![CDATA[allegrini]]></category>
		<category><![CDATA[analisi]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
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		<description><![CDATA[- Tra le tante riflessioni che mi suscita il declino politico e umano di Silvio Berlusconi mi colpisce molto quella riguardante il profilo psicologico, individuale e collettivo, al quale sta inducendo gli italiani. L’imprenditore di successo, l’uomo della vitalità, della gioia e dell’ottimismo li sta infatti consegnando, col suo protagonismo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_731" style="width: 236px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.rivoluzioneliberaleweb.it/wp-content/uploads/2011/11/de_nardo_valerio.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g730]"><img class="size-medium wp-image-731" title="Valerio De Nardo" src="http://www.rivoluzioneliberaleweb.it/wp-content/uploads/2011/11/de_nardo_valerio-226x300.jpg" alt="" width="226" height="300" /></a>
<p class="wp-caption-text">Valerio De Nardo</p>
</div>
<p>- Tra le tante riflessioni che mi suscita il declino politico e umano di Silvio Berlusconi mi colpisce molto quella riguardante il profilo psicologico, individuale e collettivo, al quale sta inducendo gli italiani.</p>
<p><strong>L’imprenditore di successo, l’uomo della vitalità, della gioia e dell’ottimismo li sta infatti consegnando, col suo protagonismo testardo e straripante, ad un umore cupo, timoroso, pessimista, costringendoli a guardare al futuro come a un orizzonte fatto di grandi incertezze e difficoltà.</strong></p>
<p>Il berlusconismo ha segnato profondamente l’immaginario degli ultimi decenni italiani dissolvendo vecchie certezze, frantumando i corpi sociali intermedi, esaltando l’individuo consumatore. E’ noto che un testo prediletto dal cavaliere di Arcore è “L’elogio della follia” di Erasmo da Rotterdam: ma dove è oggi quella carica visionaria, quella fantasia guizzante che dalle case di Milano 2 alle televisioni commerciali, dal Milan a Forza Italia fino al predellino ha segnato la sua storia?</p>
<p>Nel bel documentario “Silvio forever” non mancano gli aspetti duri della sua vicenda umana e politica, fino agli scandali sessuali, ma ne esce fuori il ritratto di un uomo che ci sa fare, simpatico e ottimista. Oggi, al termine di quella parabola, ci rimane l’immagine triste di un vecchio alla ricerca disperata del simulacro della sua gioventù, mentre il cupio dissolvi della sua fine politica è segnata da un governo non più in grado di svolte decisive, prigioniero della sua debolezza e squalificato sul piano internazionale.</p>
<p>Non resta che staccare la famosa spina: ma qui non vorrei che il vecchio riflesso d’ordine degli uomini cresciuti nel Pci inducesse il presidente della Repubblica a frenare in vista di una qualche incertezza che il clima elettorale possa generare. Non c’è tempo da perdere!</p>
<p><strong>Finanche editorialisti come Sergio Romano e Ernesto Galli Della Loggia, il simbolo stesso della pubblicistica moderata, hanno “mollato gli ormeggi” e chiedono ai parlamentari della maggioranza di dare un segno di responsabilità. Anche Confindustria ha dato il benservito a questo governo: attendere oltre non può che logorare ulteriormente la situazione e farci rischiare seriamente un avvitamento economico e sociale, da cui potrebbe essere difficile per molti uscirne indenni.</strong></p>
<p>Sindaco Marini, senatrice Allegrini, non pensate che le elettrici e gli elettori della Tuscia ricorderanno questo vostro indugiare? O pensate che il Capo sarà ancora in grado di garantire posti in un nuovo parlamento-porcellum e tanto basta? La fedeltà a Berlusconi è più importante della lealtà verso la nazione? Volete bere fino in fondo l’amaro calice di questo declino che si sta compiendo? Perché non scrivere un capitolo nuovo in questa autobiografia della nazione?</p>
<p>Valerio De Nardo</p>
<p>&nbsp;</p>
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