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	<title>Rivoluzione Liberale &#187; libia</title>
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		<title>E&#8217; solo guerra&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 17:27:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[cgaleotti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualita]]></category>
		<category><![CDATA[L'Analisi]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_559" style="width: 208px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.rivoluzioneliberaleweb.it/wp-content/uploads/2011/04/trappolinirenzo230.jpg" rel="wp-prettyPhoto[g581]"><img class="size-medium wp-image-559" title="trappolinirenzo230" src="http://www.rivoluzioneliberaleweb.it/wp-content/uploads/2011/04/trappolinirenzo230-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" /></a>
<p class="wp-caption-text">Renzo Trappolini</p>
</div>
<p>- C’è perfino chi sibila: “Ora anche l’aereonautica ha la sua guerra, dopo la marina in Libano e l’esercito in Afghanistan”.</p>
<p>Missioni di pace ma con bombe, missili e simili, cioè guerra.</p>
<p>Ora contro la Libia, per difendere chi, <strong>non si è capito, dal momento che tra Benghasi e Tripoli pare trattarsi di guerra civile, anzi di guerra per bande, le tribù che si dividono il controllo del territorio da sempre e che Gheddafi ha ricondotto</strong>, facendo da minimo comun denominatore, dentro un’espressione algebrica di senso compiuto, se, da più di quaranta anni, lui “è la Libia” per le nazioni democratiche e non del Pianeta.</p>
<p>A che e a chi serve la guerra? Ci saranno pure dei rivoltosi in buona fede con sensibilità da partigiani, ma son loro che decidono? E con chi altri, se Gheddafi dovesse soccombere, si dovrà trattare? Con quanti altri?<strong>Piuttosto, saremo noi a trattare o la corsa è a chi prenderà il nostro posto nei flussi commerciali e finanziari con un paese potenzialmente straricco?</strong></p>
<p>Fa tutto parte di una strategia che mira a “destabilizzare”, come si diceva una volta, cioè a far venir meno i riferimenti certi nell’area del Mediterraneo?</p>
<p>A ben vedere, sembra esserci una regia che negli ultimi mesi ha messo in subbuglio la governance di tutti i paesi nostri dirimpettai, dall’Albania, alla Tunisia, al Marocco, alla Libia, senza tralasciare le bombe dei debiti sovrani, quelli degli stati, che hanno tramortito la Grecia e portato vicino al collasso Spagna e Portogallo.</p>
<p><strong>Con la Germania disponibile ad accollarsi un po&#8217; di debiti degli stati scialacquoni, però, alle sue condizioni, un atteggiamento, questo, che sembrava preludere alla fine dell’Europa economica </strong>(perché quella politica non c’è ancora), con l’euro a due velocità, una mitteleuropea, franco tedesca e forte, ed una mediterranea più debole.</p>
<p>Mai pensando che dalla Francia e dall’Inghilterra spirassero improvvisi più forti venti, quelli di guerra, con fuga in solitaria e isolamento proprio della Germania. Che sta succedendo?</p>
<p>Bene che vadano le cose, l’Europa unita sarà meno unita e – se la politica delle amicizie particolari non riuscirà, attraverso Putin, almeno a recuperare quanto si perde con Gheddafi e non si riprenderà a fare la politica estera con la diplomazia, come una volta – l’Italia troverà meno fiducia sui mercati e il debito pubblico in cui siamo primi potrà scaraventarci là dove la Grecia è.</p>
<p><strong>Non è allarmismo, è il minimo che ci si può attendere, se la possibile telefonata di Berlusconi a Putin e quelle del leader russo alla Cina, alla Merkel, alle Leghe arabe, all’India non ricondurranno tutti alla ragione.</strong> Che è quella di giocare a carte scoperte.</p>
<p>Cioè, se di interventi militari per ragioni umanitarie si tratta, perché non si è agito contro la Russia per i ceceni, contro la Cina per i tibetani, contro l’Arabia per gli yemeniti e via elencando i popoli sotto dittatura e insieme ricchi di materie prime? Ce n’è per tutti. Tanto vale cercare compromessi dignitosi.</p>
<p>Intanto, l<strong>’africanizzazione di Lampedusa aiuta l’aumento di quell’81% di connazionali pessimisti come di quel terzo che considera una “sfortuna” vivere qui </strong>e, mentre continuano i festeggiamenti per i 150 anni del Regno d’Italia, gli italiani al 67,5% sono convinti di vivere in un paese “diviso”, frontiera di un’ Europa che lo è altrettanto.</p>
<p>Che bella primavera!</p>
<p><strong>Renzo Trappolini</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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